RIVOLUZIONE

 

Tante piccole bolle. Gioele le osserva muoversi sul bordo. Indecise. Altre, si sono già unite una dopo l’altra una a fianco all’altra, a un centro che ora sta gonfiandosi come pasta di pane. Ogni piccola bolla trova il suo posto in quel fibrillante ammasso. Un’altra, si stacca dal bordo e cozza con le altre. Si spintonano. Poi un invisibile stretto pertugio si allarga. Anche lei, piccola bolla, diviene parte di quel centro brulicante.

Ora ne rimane solo una a focalizzare l’attenzione di Gioele. Solitaria. Striscia sul bordo come attratta da un magnete. Struscia. Ruota. Tremula. Indecisa. Poi sembra cambiare.

All’improvviso, impavida si allunga, si tende. Quasi a spaccarsi. Poi torna, si appiattisce incollandosi di nuovo al bordo. Scivola lungo quel limite circolare che, ora è chiaro a Gioele, la tiene prigioniera.
Intanto il centro sembra aver perso la sua consistenza di chiazza schiumosa.  Risulta   sempre più chiaro a Gioele: quelle che erano tante piccole sfere brulicanti, sono ora poche grosse bolle dimezzate nel generale. Raddoppiate nel particolare. Uno strano effetto che ricorda a Gioele la frattalità dei grafici temporali affiancati. O i rami degli alberi.  Poche grosse bolle fremono.  Spasimano una all’altra. E l’improvviso accade.

Un sibilo arriva da un punto indefinito. Lieve da principio. Sempre più intenso. Cresce.
In un attimo preciso, deciso da chissà quali circostanze, come il chiodo del quadro sul Virginia di Novecento che all’improvviso dopo anni in un preciso anno mese giorno ora minuto e perfino secondo si stacca dal muro, in un preciso e rapido istante, la piccola bolla decide che è il momento, basta! si molla, struscia ancora un attimo, si ferma, immobile; e poi va.  Si tende in uno sforzo improvviso d’agguato e si stacca dal bordo padrone, con una velocità non data all’occhio colpisce quel centro che sembrava attendere solo lei e come la fine di un “countdown spaziale”  come l’attimo successivo allo starter olimpico l’acqua esplode; in un bollore fragoroso.

Allora Gioele spegne la fiamma. Versa l’acqua nella fine ceramica. Vi immerge il filtro e siede accostato al tavolino del salotto. Davanti a lui un piccolo piatto di biscotti.

In attesa.

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