Il nostro essere laboratorio, sperimentatore, sperimentato.

 Bertrand Russell_58_Ogni umana attività é indotta dal desiderio

Alla fine, ho deciso di adoperare un po’ del mio tempo alla ricerca di letture diverse, scoprendo dei libri molto interessanti.

Posso dire grazie, alla mia estrema e  -come mia moglie ama definire da più di vent’anni-  “infantile curiosità”, e grazie a qualcosa che in passato avevo snobbato:  il libro digitale, chiamato e-book.

Infatti, con pochi euro, ho acquistato questo testo e scoperto, o almeno cominciato a capire,  cosa s’intende in  realtà  per  kabbalah: un metodo scientifico, empirico e sperimentato. Dove il laboratorio, i ricercatori e gli oggetti della sperimentazione,  siamo noi stessi. La gioia di vedere il nostro “essere umani”, responsabili di noi stessi e del nostro ambiente.

Credo che continuerò l’esplorazione con altri titoli di questo autore  di cui avevo ordinato un libro tempo fa,  questo .

un po’ più alto di prezzo perché in edizione cartacea. Ma ne è valsa la pena.

Un Autore, Michael Laitman,  che sta avvalorando e stimolando l’idea che caldeggio da anni, almeno venti, gli stessi appunto passati a sentir mia moglie parlare di “infantile curiosità”: la “nostra” responsabilità sulla “nostra” vita. Niente di più ma niente di meno. Al di là di favole infernali o paradisiache, di frutti velenosi e serpenti ingannatori, di poteri più o meno temporaleschi.

Ho avuto, in realtà,  la sensazione della vista mattutina di  un cielo sereno, un mondo dai colori saturi e limpidi  dopo una notte  sotto il…Potere del Temporale, appunto.

Questo è un diario di appunti. Mi appunto quindi i collegamenti, chiamati link, dove trovare in futuro, sia gli e-book sia le versioni in pasta di cellulosa o da riciclo, chiamata carta, scritti dallo stesso Autore: E-book     Cartaceo

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XXI SECOLO di Paolo Zardi, l’outsider del Premio Strega

Ci sono Autori che ti fanno tornare di corsa alla scrivania, per stimolo da bellezza; altri che ti annichiliscono. La seconda per Zardi. Ci sono Impresari e Editori: la seconda, Neo.Edizioni.

VITA DA EDITOR

Paolo Zardi IntervistaTra i dodici finalisti del Premio Strega 2015, XXI Secolo è la scommessa vinta da Paolo Zardi e dalla Neo Edizioni

XXI Secolo è la terza opera che il padovano Paolo Zardi pubblica con Neo Edizioni; se con le precedenti raccolte di racconti date alle stampe dall’editore abruzzese (Antropometria e Il giorno che diventammo umani) si era guadagnato l’apprezzamento di alcuni critici e lettori, ora sta giungendo all’attenzione di un pubblico ben più ampio, complice la candidatura al Premio Strega su proposta di Valeria Parrella e Giancarlo De Cataldo: al momento XXI Secolo è nella “sporca dozzina”, ma nulla esclude che riesca a ritagliarsi un posto nella cinquina dei finalisti. Sarebbe una sorta di miracolo per la piccola casa editrice di Angelo Biasella e Francesco Coscioni, ma soprattutto un giusto riconoscimento per un testo intenso e lucido come questo.
XXI Secolo è un romanzo ambientato nell’Occidente devastato…

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AD INFINITUM SU AD INFINITUM, un racconto di Cristò

immagina di scrivere una recensione e di farlo come se fosse un racconto, cominciando con un dialogo tra due personaggi fittizi.

VITA DA EDITOR

hector-and-andromache-de chirico-1912

Cos’è il postmodernismo? – chiese la ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale – Cos’è la metaletteratura?
Dovresti leggere Ad infinitum – risposi.
Vedi, amore – continuai – immagina di scrivere una recensione e di farlo come se fosse un racconto, cominciando con un dialogo tra due personaggi fittizi. Mettiamo che i personaggi siano una ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale e un io narrante non meglio precisato.
Lei fece di sì con la testa: vai avanti; spiegami meglio!
Io aspettai un attimo. Avevo sempre pensato di essere incapace di esprimere i concetti con le giuste parole eppure tutti mi dicevano che sapevo parlare bene. Io invece mi sentivo sempre impreciso.
Nel racconto – dissi – l’io narrante è convinto di essere incapace di esprimere i concetti che ha in mente con le giuste parole, eppure tutti gli ripetono che parla bene e gli fanno domande difficili…

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Il manuale del perfetto Scrittore di Aldo Busi, NUDO DI MADRE

VITA DA EDITOR

Nudo di Madre, Aldo BusiNudo di madre, pubblicato prima da Bompiani e poi da Mondadori, ha per sottotitolo Manuale del perfetto Scrittore. In realtà è sia una sorta di autobiografia di Aldo Busi e un attraversamento della sua poetica, sia una riflessione illuminante sui rapporti tra scrittura e potere, editoria, pubblico, vita, denaro. Come sempre bisogna accogliere la sua sfida stilistica e accettare la commistione di consapevolezza e autocelebrazione, ma Busi è senza dubbio uno Scrittore e i brani riportati qui di seguito credo ne indichino la levatura.

Non vi è alcun rapporto simpatetico o materiale fra cultura e arte del sapere scrivere un romanzo.

Mentre il letterato si serve solo della sua cultura e del suo mestiere, lo Scrittore si serve del suo essere uomo […].

[…] la lingua dell’arte è originale, nasce solo dall’intelligenza dell’osservazione, e nessuna operazione retorica è più colta e più intellettuale per uno Scrittore di riuscire…

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Lettera a un bambino incrociato al discount

“cosa vuoi fare da grande?

…il muriatore come papà”

e ti viene l’attesa dopo i risolini della madre di un: “muratore si dice…”

Invece, ma perché mi stupisco?, t’arriva un “noo il muratore daii, andrai a scuola, e poi a una scuola ancora più grande”

Immagino la gioia del bimbo. E digli che farà l’astronauta! se ti vergogni di un figlio muratore ma a 6 anni “andrai a scuola poi ancora in una scuola più grande…”

Sai che gioia per il bimbo.

Magari poi, un giorno, potresti spiegargli che la cultura ‘centra nulla con un titolo onorifico. Detto per inciso: che porta a ingrossare i vari Ordini di lontana ideazione “ventennia” che ingessano il paese e il legislatore.

Ma sai che differenza: mio figlio ha una laurea in filosofia – mio figlio fa il muratore.

Li sto guardando attraverso la finestra da un paio di giorni- i muratori- e sono ammirato dalle fondamenta di ingegneria che conoscono. Senza saperlo. Creano.

Se penso ai laureati che creano tutto il giorno spot accattivanti per farci del male, non ho più dubbi. Se penso poi a quella parte di intellettuali  che per mezzo secolo ci hanno istruito su cosa leggere, che film guardare, su quali libri studiare, – ora c’è il web a difenderci- il dubbio scompare dal vocabolario.

Fai quello che vuoi da grande bambino caro, il viso improvvisamente oscurato da un velo pesante a trastullare un ovetto di cioccolato con gli occhi bassi, fai quello che vuoi. Sii onesto con te stesso e, se proprio puoi, con gli altri. Ma non con tutti. E guadagnati da vivere facendo cose che non danneggino nessuna parte della società. Basta quello.  E sarai felice. Sia con la penna che con la cazzuola. Che tu sia laureato o muratore puoi essere sempre un degno essere Umano. Un vero uomo.

Mi sono innamorato dell’Ariosto. Un uomo che lancia da lontano un monito alla faciloneria.

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Seguendo le pagine croccanti e profumate di un vecchio libro dell’ottocento, il vecchio prof continuava a trasmettermi il medesimo senso con diverse parole: “è un lavoro che richiede una pazienza che solo la passione può darti ma vedrai…ti perderai in un mondo che ora ti sembra passato… ma scoprirai il presente”.

Se scrivessi ora quello che pensavo in quei giorni ne uscirebbe solo un asettico, quantunque a tratti appassionato modo, di trasmettere alle future generazioni digitali un po’  di quel mondo analogico che stiamo perdendo. Un adesione a un progetto in cui ho creduto, insieme a tanti altri curatori, di una biblioteca digitale del passato. Ci sentivamo come tanti copisti del nuovo millennio. Un Alessandria moderna, come la definì un amico, forse per darsi e darci coraggio, ma nulla più e il suggerimento del prof non avrebbe trovato spazio in questi brevi paragrafi, non avendolo recepito, allora. Ora posso dire di aver capito. E che il prof aveva ragione. Ma come sempre, come una Legge universale impone, devi chiudere gli occhi e fare. Poi capisci. Capisci che confondiamo il fine con il mezzo. E che il fine non era e non è l’atto. Ma quello che ne deriva. E anche questo fa parte di quella Legge universale  in cui tutti noi siamo immersi come pesci in un immenso mare, e un po’ di quel mare lo discerni in ogni cosa, anche in un lavoro che sembra inutile, in un’opera di un passato remoto che, con il tempo, si rivela eterno presente.

  Trentennale fedeltà che ha dell’eroico e ci dice quali profonde radici avesse la poesia nella vita dell’Ariosto, quale grave impegno fosse per lui quel che ad altri poté, e può sembrare ancora, un facile gioco. Molti sono stati i modi in cui generazioni di uomini si sono approcciati a L’ “Orlando Furioso”, fra tutti quello scolastico, a volte noioso come tutte le imposizioni, ovviamente a seconda del professore che uno si trova davanti: ci sono docenti in grado di farti amare qualcosa, prima trasmettendo la leggerezza, poi l’enorme lavoro di cesellatura, come il paziente e trentennale impegno con cui Ludovico Ariosto ha saputo costruire un immenso mondo.

Cos’é il mondo umano per l’Ariosto: una serie di follie, di corse dietro a vane ombre, a chimere,  da cui derivano la disarmonia degli affetti, lo squilibrio dei fatti, il tumulto delle ambizioni . Gli uomini inseguono la ricchezza, la felicità, la magia, l’amore, gli onori, la scienza, la gloria. L’umanità così veduta prende forma cavalleresca, ma resta sostanzialmente la stessa. I cavalieri sono presi da un perpetuo turbine: corrono, e appena giunti in vista di quel che volevano, subito un’altra ventata l’allontana, e la corsa riprende dietro a una donna, a un cavallo, a un elmo a una spada. Come gli uomini veri, come gli uomini di oggi, come noi.  Potrebbe essere definito il poema della disarmonia del mondo quello dell’Ariosto, rivelata attraverso la favola. Quanto tutto questo assomiglia a tutte le storie, alle fiction,  ai fiumi d’inchiostro che molte penne hanno versato e continuano a riversare. Quanto, poi, tutto diventa allegoria del nostro approccio umano, quello di tutti nessuno escluso, alla vita.

  Tuttavia, la gioia che provo nell’accingermi giornalmente alla sua trasposizione in bit non deriva da tutto questo. La gioia nello scoprire come l’Ariosto, nello scomporre e ricomporre la trama della vita le storie dentro la storia e gli intrecci che oggi qualcuno definirebbe “da onesto e buon artigiano” e come dalla disarmonia abbia creato l’armonia facendolo dalla prima all’ultima sillaba in perfetta regola di ottave dopo ottave, rime dopo rime, fu una delle prime gioie non lo nego. Nondimeno, la gioia che ora mi trasmette l’Ariosto è un’altra: Il sentir ripetere sillaba dopo sillaba che il sacrificio, la passione, la pazienza e il duro lavoro, erano sono e saranno la base e la differenza fra lo scrivere e il sedere davanti un foglio con una penna o meglio alla tastiera di un portatile, magari fra un amaro e un caffè, con la leggerezza di un momento libero.

 La genialità, la pazienza, la passione di un lavoro costruito in un periodo di trentennale cocciutaggine. Dove troviamo tutto quello che troveremmo oggi in diversi romanzi riuniti in uno, ma inquadrato in regole e rime, oso dire, matematicamente perfette. Non posso non amare questa genialità certo, ma ancora di più  l’esempio che sale dalle sue ottave, di come la scrittura sia lacrime sangue tempo sudore e, nel suo caso, una vita intera. Tutto è veloce oggi e le scorciatoie sembrano diventate la ricerca quotidiana. Tuttavia, le scorciatoie nascondono alla nostra vista panorami immensi. Bisogna camminare, faticare sotto il sole di un sentiero tortuoso, come quelli duri che fanno bruciare i muscoli delle gambe, quelli delle montagne maestose per intenderci, ferme; a regalarci panorami e visioni che ci avvicinano all’Assoluto.

E quindi:

“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,

  le cortesie, l’audaci imprese io canto,

  che furo al tempo che passaro i Mori

   d’Africa il mare, e in Francia nocquer

                                                  [tanto”