Il corpo ci parla? 

 ​Il linguaggio dell’inconscio è il linguaggio analogico, mentre il linguaggio del pensiero razionale è un linguaggio digitale: uno vede l’insieme, vede l’unità, percepisce che tutto è correlato e che ogni cosa è la metafora di qualcos’altro, le sue lettere sono il simbolo.
L’ altro vede il particolare perché divide, separa, analizza cercando di capire estrapolando l’osservato dal suo contesto. È soggettivo in un certo senso. 

Il linguaggio analogico è il linguaggio dell’universo. La Natura – qualcuno la chiama Creatore o Dio o possiamo chiamarla Filippo oppure come vogliamo – parla all’uomo attraverso segni, simboli, metafore e l’uomo non può egli stesso non usare lo stesso linguaggio, prima di tutto con se stesso e poi con la Natura.

 Ed è così che l’inconscio comunica al conscio, al corpo,  i suoi bisogni, i suoi desideri, i suoi malesseri.

 Poiché il corpo è la forma fisica dell’inconscio e quindi delle emozioni di un essere umano, quando c’è un sintomo, un dolore o una malattia significa che l’inconscio sta comunicando un malessere e lo fa con il suo linguaggio, l’unico che conosce: l’analogia.

Attraverso i sintomi che dobbiamo comprendere.

 Il linguaggio analogico comunica attraverso metafore, motti di spirito, parabole, barzellette, proverbi, ma soprattutto attraverso l’arte. Quando l’emisfero destro, sede del linguaggio analogico, è supportato e (soprattutto) rispettato da un emisfero sinistro, sede del linguaggio digitale, può fare grandi cose.

 Così come, affinché ci sia ordine, l’emisfero destro comunica con l’emisfero sinistro, così la mente razionale può imparare il linguaggio analogico del corpo (che è espressione dell’inconscio).

 Tutto questo potebbe essere soggettivo. Digitale. Certo. Secondo quello che ho visto io. 

E voi?